Come cambia il mercato
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Monica Stefanucci, psicologa del lavoro ci guida attraverso il percorso storico e sociale del concetto di lavoro. Per affrontare meglio le nuove sfide…
I mercati più dinamici sono quelli di migliore qualità, l'orientamento al mercato comporta dei processi, a livello internazionale, di integrazione con riflessi monetari, economici e finanziari. Questa globalizzazione e internazionalizzazione ha dato vita a mercati i cui confini sono sempre più ampi.
Ma la ricerca di una migliore qualità della vita si rispecchia anche nei processi di terziarizzazione o meglio di diffusione di servizi all'interno del sistema produttivo ed economico sociale. Il software è servizio in sostanza, ad esempio, rispetto all'hardware. La terziarizzazione apre nuovi sbocchi in ambito lavorativo, migliora la qualità della vita degli individui e delle organizzazioni, negli Stati Uniti ha creato una scissione tra buoni e cattivi posti di lavoro, tra good jobs e bad jobs. I good jobs sono i posti di lavoro a condizioni favorevoli gradite dai lavoratori, al contrario dei bad jobs. I posti di lavoro nei servizi sono good jobs e danno prospettive occupazionali elevate. I bad job sono sempre più riferibili agli immigrati.
Per capire il perchè di tali cambiamenti vorrei esaminare la realtà sociale analizzando le varie tappe evolutive alle quali è andata incontro.
Negli 8000 anni della società rurale, caratterizzata da una cultura che potremo definire tradizionale, il lavoro era fondato sull'agricoltura e subordinato ad una serie di schiavitù, il potere apparteneva ai proprietari terrieri. Questo tipo di società così solida si è scontrata, tra gli inizi del 1700 e la metà del 1800, contro un grosso sviluppo tecnologico che ha mutato profondamente la vita politica e produttiva dando vita alla grande industria cioè ad agglomerati di 10, 50, 100 mila persone. Due ingeneri Ford e Taylor pongono le basi per una nuova organizzazione del lavoro che poi si rispecchierà sull'intera società. Taylor propose alla società industriale ciò che oggi si sta finalmente realizzando: l'efficienza, cioè la produzione di merce da parte di una azienda, è uguale al prodotto stesso escluso il tempo di lavoro che occorre per produrlo.
Nella società industriale, caratterizzata da una cultura moderna, il lavoro all'interno dell'azienda era prevalentemente operaio, ripetitivo, per niente centrato sull'iniziativa individuale, i lavoratori erano tutti semi analfabeti. Le aziende adottano un modello orientato alla produzione; producono beni che vengono imposti alla società per mezzo della comunicazione.
La produzione aziendale è iniziata nel 1700, ha raggiunto l'apice agli inizi del 1900 ed è terminata con la nascita della società post-industriale caratterizzata da una cultura post-moderna. Nell'era post-moderna il potere, che nella società rurale apparteneva ai proprietari terrieri e che nella società industriale apparteneva ai proprietari industriali, è passato nelle mani dei proprietari di mezzi di informazione, di produzione estetica ecc. rivoluzionando le aspettative e i bisogni degli individui.
Nell'era post-moderna le informazioni viaggiano rapidamente da un polo all'altro della terra. Gli esseri umani hanno esteso i loro sensi dall'udito, alla vista ed ora anche al tatto, possono stringere rapporti interpersonali, a tempo reale, superando grosse distanze. Lo sviluppo tecnologico, scientifico, l'elevata scolarizzazione e la conseguente ricerca di beni immateriali e di estetica sofisticata hanno creato una nuova categoria di valori.
I lavori manuali sono stati sostituiti da macchine sempre più intelligenti, al lavoro umano sono richieste doti come la flessibilità e la creatività. Ma l'esplosione di questa intellettualizzazione la richiesta di trasparenza, la femmilizzazione sono l'espressione di come l'uomo sia cambiato nel tempo e di come la soggettività e la sfera emotiva acquistano dignità. Nella società post-industriale l'impresa gestisce tramite la motivazione e l'organizzazione quindi, non è più basata sul controllo; da qui nasce l'esigenza di formare individui capaci di adattarsi ai nuovi valori e di inserirli nelle organizzazioni come elementi attivi e creativi.

